118 Red Code Emergency Number

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“I was three years old and every day I asked my father to take me to the end of the street where there used to be an ambulance in a park slot: I was not fascinated by the van nor by its colors but by people wearing white coats running to save human lives. Since then I have never stopped thinking that that would have been my job, my life”.

This is one of the interviews I run to a 118 paramedic in Bologna Emilia Est.

Through my photo project I want to show from an unique point of view people who dedicates years of their life to emergency rooms, resuscitation departments and hospital lanes. After gaining experience in such environment,  they can apply to professional trainings and have access to 118 career.

We owe Marco Vigna the idea of having the 118, a single number for emergencies. His project was supported by Emilia Romagna Region Council, it has been then coded and extended to the whole Italian territory.

I follow this emergency center and its team since October 2018. I’ve been together with them on every available means of transport: 64 ambulances, 11 medical cars, 2 helicopters and 4 equipped bikes.

118 coordination center receives and manages 800 calls and interventions.

With these professional nurses I spent days and nights running, flying or driving where the emergency took place. Many times, from the inside of the ambulance, I heard laud sirens and I saw lights dazzling the streets. I could see the humanity in 118 team’s eyes, dedication in their gesture, the self confidence in their actions and the silent of the “after”. Yes, there is always an “after” before another emergency.

Is not the adrenaline who drives them, but a strong feeling they have inside, they never stop and every call is a different story.

I admire and look at this people with deep respect: they live in emergency situations, they act in the most professional way, they are fast and sharp and they keep their emotions aside, showing them off only after events are solved. Few minutes can really make the difference, and they are totally aware of it.

The human machine  only stops for a while to take a break while waiting for the next emergency, restless. The awareness of living on the thin border between life and death. And everything is right there.

The project is ongoing.
Fiorella Baldisserri

IT

“Avevo 3 anni e ogni mattina chiedevo a mio padre di portarmi in fondo alla strada dov’era parcheggiata un’ambulanza: ero affascinato non dal mezzo e dai suoi colori ma dalle persone coi camici bianchi che immaginavo correre per salvare vite umane. Da allora non ho mai smesso di pensare che quello sarebbe stato il mio lavoro, la mia vita.”

Questa è una delle interviste fatte ad un paramedico del 118 Bologna Emilia Est.

Con il mio lavoro mostro da una prospettiva unica persone che hanno dedicato anni della propria vita all’assistenza in pronto soccorso, in rianimazione e in corsie d’ospedale prima di arrivare ai corsi di preparazione per accedere al 118.

Si deve ad un infermiere, Marco Vigna, l’idea di creare il primo numero unico di emergenza, il 118 appunto, che con l’avallo e il supporto della Regione Emilia Romagna è stato poi codificato ed esteso in tutto il territorio nazionale.

Da ottobre 2018 seguo questo centro di eccellenza e la sua squadra sui diversi mezzi a disposizione (64 ambulanze, 11 auto mediche, 2 elicotteri e 4 biciclette elettriche sanitarie). Il centro risponde a circa 800 chiamate al giorno che attivano altrettanti servizi d’assistenza. Ho trascorso notti e giorni affianco a questi professionisti per correre sui luoghi degli eventi. Tante volte da dentro i mezzi di soccorso ho udito le sirene e sono rimasta colpita dalle luci che abbagliavano la strada. Ho visto l’umanità nei loro sguardi, la preparazione nei gesti, la fermezza nelle azioni e il silenzio del dopo. Sì, c’è sempre un dopo che precede un’altra emergenza. Non è l’adrenalina che li guida, ma un sentimento forte che hanno dentro, non si risparmiano mai difronte a nulla. Ogni evento è una storia diversa. Ammiro ed osservo con rispetto queste persone che vivono nell’emergenza, agendo professionalmente e con determinazione e rapidità mettendo da parte l’emozione che poi si mostra ad intervento terminato. Pochi minuti a volte fanno la differenza e ne sono consapevoli.

La macchina umana si ferma solo per ricaricarsi tra un intervento e l’altro e si riparte senza sosta. La consapevolezza di vivere sul filo sottile tra la vita e la morte. Ed in mezzo il tutto.

Il progetto è ongoing.
Fiorella Baldisserri